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Posts Tagged ‘Lucio Dalla’

“Voglio un chilo di pane ed un fiasco di vino”. La frase della semplicità. Una semplice felicità di primavera emiliana. Più avanti si dirà: “Quanto costa una mela? – Costa un sacco di botte – Se mi faccio picchiare un pochino, la darebbe al bambino. Se la metterà in testa senza neanche capire, così lei con le frecce si potrà divertire.” Il sogno finisce e la realtà irrompe. Ma scherzosa, certo, non sia mai, perchè comunque è sempre bella. La vita.

Questo vuole essere solamente un ricordo. Un ricordo o un buon compleanno. Non amo fare elegie e perciò gli inusitati complimenti li lascio a chi di dovere. Ciò che mi piaceva di Lucio Dalla era la sua emilianità, quella capacità di coniugare l’eccentricità dell’artista e la normalità dell’uomo. Non ci sono Sunset boulevard in riva al Po, il capriccio del riccone non è considerato bene sulla Via Emilia. Pazienza i capelli colorati e gli orecchini, passi pure una leggera ostentazione di proprietà, magari anche un pò di puzza sotto il naso (non troppa), ma l’uomo deve rimanere ciò che è stato, figlio della terra, delle balere, cantante da fondi e da lambrusco. Da bravo emiliano amava i motori, a cui dedicò quello splendido album che fu Automobili, in cui Nuvolari fu innalzato a eroe al di fuori della bieca realtà, oltre quegli “alberi della strada che strisciano sulla biada, sui muri i cocci di bottiglia si sciolgono come poltiglia tutta la polvere e’ spazzata via.” Pochi sapevano prendersi in giro come Dalla. Lui, che bello proprio non era, cantò in quel capolavoro che è Com’è profondo il mare: “Intanto un mistico forse un’aviatore inventò la commozione e rimise d’accordo tutti i belli con i brutti con qualche danno per i brutti che si videro consegnare un pezzo di specchio così da potersi guardare.”

Allora Buon compleanno, chiunque tu realmente fosti.

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Se qualcuno di voi ha letto “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi ricorderà come il Signor Pereira, direttore di giornale, propose al giovane Monteiro Rossi di scrivere epitaffi di persone ancora vive, benché non giovanissime, di modo che la testata non rimanesse sprovvista di necrologio al momento della dipartita del famoso personaggio. Ora, non è mio interesse discutere di questo libro (che in ogni caso consiglio vivamente), piuttosto questo mi è tornato alla mente ieri, primo marzo, mentre passavo un pò del mio abbondante tempo in un negozio di cd e ammenicoli vari. Dopo aver rovistato una quindicina di minuti nel box delle offerte, quei cd di jazz che ti tirano dietro a 5,99, mi appropinquo verso la cassa, quando ecco un altro box, molto più bello e curato dell’altro, si erge allo sguardo di signore con bancomat già sfoderato e giovani con i soldi precisi in mano, perchè il resto porta monete e queste poi cadono e non ci sono più. Con notevole disappunto del signore con carta di credito, me ne sto dunque li impalato  a guardare un espositore blu, con tanti cd dello stesso autore e il simpatico viso del compianto Lucio Dalla, partito da questo mondo la mattina stessa. La mattina stessa. Dunque lo sapevano, o meglio, se lo aspettavano? Eppure godeva di ottima salute, non era un tossico ne un ubriacone, aveva pure suonato la sera prima. Passi per il best of che riempie l’atmosfera dello store, ma l’espositore no, dai. Ecco, come sempre quando accadono queste cose, il mio cervello si rifiuta di accettare le leggi del mercato senza  un’analisi della situazione e si libra così in una visione, una pessima visione, a dire il vero: una riunione di capoccia di una grande catena di distribuzione, un giovane rampante che si alza e propone di censire gli artisti over 65, prepararne un espositore per ognuno e distribuirli agli store, in modo che appena i medici notificheranno il decesso del povero artista tac! eccoti li in bella vista il box con il personaggio che ti guarda e sembra dirti non fiori ma opere buone, ovvero comprate i miei cd. E magari quel giovane galletto l’hanno anche promosso. Mah. Se diventerò famoso, date fuoco agli espositori con il mio faccione. Si parla di cento anni da oggi, ovviamente.

Caro Lucio, perdona l’ironia e l’irriverenza con cui ti ho voluto salutare, ma immagino che avresti apprezzato. Del resto, come potrebbe non apprezzare l’ironia uno che scrive una canzone su una storia finita infilando frasi del tipo “mi hai detto: poveretto, il tuo sesso dallo al gabinetto” e termina il tutto con una mano che pratica il fai da te (Disperato erotico stomp). Oppure potrei citare quella canzone stupenda sul mare, dove i brutti, come probabilmente ti consideravi tu, dopo un  accordo con i belli, si accorgevano della fregatura, perchè “si videro consegnare un pezzo di specchio così da potersi guardare” (Come è profondo il mare). Non sei riuscito ad arrivare a cent’anni, ma probabilmente non hai trovato risposta a quel tuo bellissimo quesito esistenziale, “cosa sarà che ci fa morire a vent’anni, anche se vivi fino a cento” (Cosa sarà), per il semplice fatto che tu i ventanni li hai tenuti dentro fino a ieri. Ed ora potrai cercare di capire finalmente il discorso dell’avvocato Agnelli al Manchester Guardian (Intervista all’avvocato), o vedere sfrecciare Tazio con la sua Alfa fiammeggiante (Nuvolari), quel mantovano volante che aveva in comune con te una visione alquanto personale dell’aritmetica.

“E stringendomi al petto che sapeva
sapeva di mare
giocava a far la donna
con il bimbo da fasciare.” Che frase cazzo, Lucio.

Caro Lucio, mentre ho lasciato sul banco i miei 5,99 euro per un cd di Sonny Rollins, jazzista come te, stavi cantando di quel barbone di Piazza Grande, ma appena salutato il cassiere, quasi come una beffa, non del destino ma delle major, è partito il cd di Whitney Houston. Non mi piace Whitney Houston, requiescat in pace, ma non mi piace. Costernato sono uscito. Mi sono detto, torno tra un paio d’ore, occhio e croce ci sarà il cd di Kurt Cobain. Mi piacciono i Nirvana.

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