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Posts Tagged ‘libertà’

Mi chiamo Luca, ho ventuno anni e vi scrivo perchè da ormai due settimane sono fermo nel letto. Si, fermo nel letto, ma non lasciate lacrimare i vostri cuori, se Dio vuole nel giro di poche settimane mi rimetterò in sesto. E’ stato un attimo di distrazione, un sorpasso improbabile, non ricordo bene a dire il vero, ma, questo è ciò che conta, lo scorso lunedì mattina sono finito nel fosso con quella che era la mia auto ed ora è solamente un cubetto di ferraglia e lamiera.

Quando ancora credevo nella religione cattolica e già mi maltrattavo ogni sabato sera, pensavo che il lunedì fosse la punizione divina ai bagordi del sabato. L’educazione mi aveva lasciato in retaggio un corposo senso del peccato, un macigno che mi portava a cercare le origini delle sfighe nell’autoerotismo invece che nei miei  comportamenti immaturi. Già che ci sono vi dirò che quel che più mi turbava tra quelle terribili storie bibliche era la distruzione di Sodoma e Gomorra e quella povera donna che per aver assecondato un pizzico di curiosità femminile fu tramutata in pietra. Pensavo, ma se Dio da un occhio a quello che le donne guardano in Tv, a noi uomini tocca passare tutti dall’altra sponda, a meno che non si voglia tentare un approccio con un sasso. O forse, per dirla tutta, in pietra le tramuta davvero senza che apparentemente nessuno se ne accorge e allora è spiegabile il motivo di tanta freddezza in certi lascivi rapporti con l’altro sesso.

Fatto sta che sono qui nel letto con una gamba levata e nemmeno i carabinieri han voluto credere alla punizione divina. Forse avrei potuto dire che quello che mi hanno trovato nel sangue era frutto di frequentazioni diaboliche e che mi impegnavo a respingere mammona e i suoi adescamenti e magari dicevo anche una ventina di padri nostri e avemarie, ma così, oltre che Sert e analisi varie, rimediavo pure un appuntamento al Cim. Insomma, oltre al danno anche la beffa e così mi ritrovo senza auto e senza patente. Pazienza.

Dimenticavo di raccontarvi cos’è successo lunedì mattina. Beh, a dire il vero bisognerebbe partire da sabato sera, ma le mie serate balorde ve le racconterò un’altra volta. Accontentatevi di sapere che lavoro ogni santo giorno feriale e ogni santo giorno feriale penso al venerdì sera, il lunedì, il martedì, sempre penso al venerdì sera, perchè altro non ho che pensare alla libertà e per me, che non sono nato sotto ceccopeppe e nemmeno sotto il Duce, la libertà non è poi tanta roba. Pesquito, coca e rum, hascish, la mia libertà ha nomi stranieri e nessuna ideologia alle spalle. E così la domenica si vegeta fino a sera, con le tempie che pulsano e un orecchio alle due partite che il calcio moderno ha lasciato la domenica pomeriggio. Pareggi di Chievo e Siena a parte, in poche ore arriva il lunedì, inesorabile come i libri di Bruno Vespa a Natale. Ho staccato la sveglia, ma sebbene il trillo di quell’aggeggio sia peggio di un freno senza pastiglie a me parve proprio quella soave ninnananna di Brahms e così i miei sensi obnubilati si ripresero solamente dieci minuti dopo. Un’eternità, cazzo! E’ tutto calcolato, ne basterebbe uno di minuti per mandare tutti i calcoli all’aria! Tangenziale, circonvallazione, superstrada, un bel camion targato Caltanissetta e si timbra alle 8 e 2 minuti, il che è drammatico. Quanta rabbia si mangia su quelle infime strade di lavoratori così addormentati da guidare con il peluche ancora stretto al petto e semafori in file da dieci, i primi nove sempre verdi e l’ultimo con un sensore dotato di potentissimo algoritmo in grado di calcolare il tuo ritardo. Se sei in anticipo, ti lascia andare, così da arrivare dieci minuti prima e sopportare i discorsi di pannolini sporchi delle colleghe a cui bisogna per lo meno sorridere per non passare da antipatici. Ma se il calcolo è otto in punto, beh, caro mio sei fottuto.

Quel lunedì mattina, oltre la sveglia ammaliatrice, i guidatori con tanto di Trudi, i semafori intelligenti e i camion confusi c’era pure un trasporto eccezionale. Galeotto fu il masso di granito e il cane che lo guidava, scrissero sorpasso azzardato sul verbale, ma che dovevo fare? Insomma, mica potevo arrivare alle 8 e 11 minuti, il lavoro è una cosa seria e ci vuole rispetto.

Ora sono qui nel letto con la gamba appesa e ho perso auto, patente e pure il lavoro, perchè avevo un contratto di quattro mesi che scadeva il mese prossimo e nemmeno un buon samaritano me lo rinnoverebbe. E pensare che mi sono sacrificato per il lavoro. Ingrati.

Ma non mi avranno mai, nessuna analisi delle urine, nessun’auto che avanza per inerzia e nessun malvagio semaforo mi fermerà. Continuerò a combattere per la mia libertà, per la mia rivoluzione personale. Io sono la mia libertà e il mio futuro. No, non mi avrete mai, non avrete mai i miei sabati sera. Fino all’ultimo bicchiere.

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Avevo preparato, o quasi, un bel pezzo, ma non vi dico di che parla. Avevo in mente un altro pezzo, ma mi guardo bene dal darvi anche un solo indizio. Oggi mi sento staccato da tutto e tutti come il telefono di uno di quei raccomandatissimi impiegati di oscure società partecipate municipalizzate, intoccabili per via di conoscenze dirette e indirette con politici, amministratori, consiglieri, preti, sindacalisti, papponi, battone di alto bordo, calciatori, faccendieri, ex rivoluzionari, ex tutto ciò che c’è stato e ci sarà e tanti altri che se utilizzate la vostra italica esperienza potrete continuare da soli perchè io oggi non ho voglia di fare manco questo. Sarà la primavera, sarà che serbo la mia tastiera per altri giorni, sarà quel che sarà. Ma nessuno di voi lettori si lamenterà se per oggi nessun tedioso articolo o insipida storia comparirà sul vostro laptop, siate come scolaretti che alla notizia della malattia della Prof esultano senza nemmeno chiedersi quale infausta disgrazia abbia colpito la malcapitata. Ma visto che fatti non foste per viver come bruti, vi cedo questa pillola soul, un canto di smisurata bellezza che voleva rendere liberi perfino i forzati che lavoravano in catene ai bordi delle highways o delle railroad. Se vi sentite in qualche modo incatenati e di motivi per Dio se ce ne sono, chiudete gli occhi e ascoltate, sentirete il ritmo impadronirsi della vostra anima e dopo poco vi scoprirete, a vostra insaputa, ululare un barbarico hooh! aah! Dal canto mio, mi libero dalla vanità di voler scrivere qualcosa di importante. E scusate se è poco.

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