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Posts Tagged ‘germania’

Non era la prima volta e manco la seconda. Però succedeva quasi sempre di maggio. Quel 11168124_10206500434211296_3140154991112198997_ngran mese di merda di maggio, diceva tra sé Luigi. Ma non ci credeva nemmeno lui e comunque non avrebbe avuto il coraggio di dirlo. Ci sono cose che non si dicono. Non avrebbe mai detto che non esisteva la Madonna, seppure oramai ci credeva poco e non avrebbe mai detto che maggio è un mese di merda. Perché non sono cose che si dicono. O meglio, le dicono solo alcuni, quelli a cui piace trovarsi sempre al di là della barricata e ribaltare il pensiero comune senza motivo e senza ritegno. Ma non lui. Un tempo adorava il maggio. Lo adorava nonostante il fieno da falciare, l’orto da seminare, gli zoccoli del padre da evitare. Poi qualcosa si era incrinato e niente era stato come prima.

Quando gli prendevano quelle giornate amare l’entusiasmo attorno a sé lo infastidiva. Gli pareva quasi che quelle risa e quelle bestemmie e quei colpi sordi di francesini sul balcone dell’osteria facessero parte di una grande orchestra il cui unico scopo fosse tormentargli l’anima, prenderlo per i fondello. Erano giornate in cui non sopportava che gli rivolgessero la parola, che non gliela rivolgessero, che gli offrissero da bere, che lo escludessero dal giro di bevute, che giocassero a carte, che non le estrassero nemmeno dalla busta. Poi finalmente si decideva a rompere l’incanto e prendeva le scale dell’osteria senza dire nulla a nessuno. (altro…)

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Non sono mai stato a Verdun e a quanto pare non v’è nulla di particolarmente interessante da vedere. Un memoriale, una cattedrale, un ossario risalente alla prima guerra mondiale. Meno di ventimila anime. Tutto qui. Se un giorno passerò dalla Francia nord orientale, regione Lorena, vi farò una tappa. Altrimenti non starò di certo a scomodare navigatori o ryanair. E allora perchè mi è venuta l’idea di parlare di questa cittadina al confine con la Germania? Beh, in verità la storia offre diversi spunti. Non è un caso se Verdun ospita il Centro mondiale della pace, delle libertà e dei diritti dell’uomo.

Verdun è un deja vu. A volte ritorna e fa sentire il suo peso geografico. C’è nella storia medievale, in quella moderna e pure in quella contemporanea. Del resto, la storia non fa mai nulla per caso. La posizione in cui sorge, quell’area tra la Mosa e il Reno, ha segnato equilibri (pochi) e conflitti (tanti) nell’europa negli ultimi duemila anni. Li vi era il limes dell’impero romano, quel confine che la romanitas non riuscì mai a superare e segnò, nei secoli seguenti, il punto di divisione tra il mondo latino e quello germanico.

Nel 843, con il trattato di Verdun, i discendenti di Carlo Magno si spartiscono il Sacro Romano impero. E’ la definitiva separazione dell’impero carolingio, la Francia si separa dalla Germania, la frontiera renana non è più solamente culturale, ma pure politica. Durante il medioevo Verdun subisce l’egemonia germanica. Si specializza come mercato degli schiavi e centro di produzione di eunuchi. Una storia che a noi contemporanei può far storcere la bocca, ma il peggio deve ancora venire. Nella seconda metà dell’ottocento si combatte la guerra franco-prussiana, che sancirà l’egemonia tedesca sull’europa. La città sarà teatro di numerose operazioni belliche.

Ma è nel secolo passato che Verdun diviene tristemente una città simbolo. Nel 1916, per undici lunghi mesi, la città è teatro della cosiddetta battaglia di Verdun. Vi perdono la vita un milione di soldati francesi, inglesi e tedeschi. Una media di tremila morti al giorno. E’ la più grande carneficina della grande guerra. Un intera generazione al macero. La storia non è mai magistra di vita, purtroppo. Pochi decenni e tutto si ripete. Sempre loro i protagonisti, Francia e Germania. Ma stavolta, niente Verdun. La linea Maginot, la linea di fortificazione ideata dai francesi per contrastare possibili aggressioni tedesche, viene aggirata dalla Wermacht. Verdun, incredibilmente, rimane fuori dalla storia.

Non per molto, però. Nel 1984 il presidente francese Mitterand e il cancelliere tedesco Kohl scelgono Verdun per un incontro conciliatore. Sono passati molti anni dagli orrori delle guerre, ma la violenza, si sa, è dura da estirpare. Un francese e un tedesco, ma anche un socialista e un conservatore. Un gesto dal grande potere simbolico. A Verdun, ovviamente.

Tante volte la storia degli uomini ha fatto tappa a Verdun. E’ una storia di divisioni, di lacerazioni profonde e sanguinolente. Altissimo è il prezzo pagato per arrivare alla distensione. Per secoli il sangue e l’odio sono corsi in riva alla Mosa. E Verdun stava li, altera, maligna, severa, sicura che prima o poi si sarebbe dovuti passare di li. E’ una storia finita? Penso di si. Oggi le guerre sono economiche e Verdun ha tutt’al più un mercato agricolo. Ma chissà, la storia è ciclica. E alla storia, Verdun, piace davvero tanto.

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