Non è mancanza di educazione, io la chiamerei piuttosto economia di memorizzazione. Non si può immagazzinare cinque, sei nomi consecutivamente, senza sapere tra l’altro se uno di quei nuovi volti influenzerà il corso della nostra vita anche solo offrendoci una sigaretta. Eppure, l’osservatore attento e curioso, avrebbe tante cose da imparare dal nome di una persona. Siamo portati a giudicare una persona dal suo aspetto, dal suo modo di vestire, dagli atteggiamenti e dal linguaggio, mentre tralasciamo un’informazione primaria che ci rimanda non tanto alla persona in sé, ma alla sua formazione, alle idee di chi, oltre a metterlo al mondo, ne ha forgiato interessi e carattere. Così, sebbene molti tentino con tutte le forze di strappare da se stessi questa indole primaria, l’imprinting dell’educazione continua ad agire nelle nostre coscienze. Nomen omen, dicevano i latini, il nome è un presagio. No, a mio parere è un biglietto da visita, non una sentenza sul proprio destino. Doveva averlo ben presente Ulisse, quando cambiando repentinamente il proprio nome in “Nessuno” fregò quel tontolone di Polifemo, che con un palo piantato nell’occhio gridava che Nessuno glielo aveva conficcato proprio lì. Inutile lamentarsi, se poi si vuole fare gli omertosi, avranno pensato gli altri ciclopi.
Un primo esempio potrebbe essere il mio cattolicissimo nome, Matteo, ovvero uno dei quattro evangelisti. Cosa se ne può dedurre? Genitori cattolici, ricordi di un’infanzia passata tra il catechismo del sabato pomeriggio e la messa della domenica. Se negassi che tutto ciò continua ad influenzarmi, mentirei a me stesso, prima ancora che a voi. Altre famiglie cattoliche ebbero più fantasia: Abramo, ad esempio, mi da l’idea di un rigido conservatorismo religioso, retaggio di un antico testamento dove Dio era terribilmente cattivo e non perdonava nemmeno un piccolo deragliamento dal binario dell’ortodossia. Ricordo un linguista goriziano di nome Graziadio Isaia (se non ci credete http://it.wikipedia.org/wiki/Graziadio_Isaia_Ascoli), la cui pesantezza nello scrivere di glottologia era insita nel nome stesso. Più legati alle tradizioni del territorio sono i nomi dei santi, del paese natale o del giorno di nascita. Si trovano maggiormente al sud, dove la religiosità è più popolare, legata al territorio e alle sue tradizioni, magari strizzando l’occhio ad un pizzico di superstizione pagana. Spagnoli e ispanici invece la sbragano un pò e alcuni bambini si ritrovano stampato sulla carta d’identità il non facile nome Jesus. Quando si dice un’eredità ingombrante.
Passando dalla parrocchia alla casa del popolo, l’ideologia marxista ha fornito nei primi decenni della sua storia gli esempi di nomi più originali in assoluto, per poi ripiegare nel bieco rigidismo filosovietico dei nomi russi. Del primo periodo, oltre ai socialisti Avvenire, Libero, Comunardo, meritano menzione gli anarchici Libertà, Idea, nonchè l’incredibile Baconin, italica storpiatura del cognome del pensatore anarchico Bakunin. Un famoso pilota ternano degli anni trenta, quel Borzacchini citato da Dalla in “Nuvolari”, portava proprio tale nome. Immagino le smorfie del Duce ad ogni successo del nostro… Se la passano sicuramente peggio Benito e Littorina, ora probabilmente settantenni e nostalgici dei bei tempi in cui lo zio Benito ripuliva le strade dagli immigrati (quali?), costruiva nuovi quartieri (quelli costruiti in luogo della Roma storica?), dava lavoro a tutti (quelli con la tessera), inventava le pensioni (ma non erano obbligatorie già dal 1919?) e faceva rispettare l’Italia nel mondo (chiedere a Hitler).
E veniamo ai tempi moderni, forieri, purtroppo, di finte novità, che altro non sono che rielaborazioni in salsa consumistica di movimenti sottoculturali degli anni sessanta (e scusate se me la tiro con due paroloni). Evito i nomi di figli di persone che conosco, sebbene me ne affiorino alla mente diversi e preferisco bypassare per opportunità.
Bene, ora che vi siete satollati di inutili riflessioni, a voi la scelta sul nome da dare a vostro figlio, ricordandovi della grande responsabilità che portate nei suoi confronti. Da parte mia un ultimo pensiero, un frammento visionario di un futuro non molto remoto in cui sarò insegnante di una classe media (poco sarcasmo, grazie): “Ciao ragazzi.” “Buongiorno, Prof.” “Bene. Conosciamoci. Tu come ti chiami?” “Silvio” iniziamo bene “E tu?” “Nichi” avanti così “E tu?” “Zoe” si vede che prima avevano un cane con quel nome, magari stirato da qualche auto “E tu?” “Maria” “Oh, un bel nome cattolico, dunque” “No. I miei genitori si sono conosciuti a Uomini e Donne.” Fine della mia carriera da insegnante.





grazie di essere passato da me!
avevo visto anche io il tuo blog e sono lieto di scoprirvi contenuti così interessanti!
sinceramente ho sempre nutrito forti dubbi sull’influenza che noi potessero esercitare sulle nostre vite. dubbi parzialmente confutati dalla riflessione di come i nomi in altre lingue avessero significati ben precisi.
ora questa tua analisi mi apre una prospettiva che non avevo considerato…. senza dubbio possono essere molto rivelatori di un passato che esercita influenze importanti su di noi, però molto spesso possono anche essere scelti per il solo gusto dei genitori (specie quelli più “volgari”, comuni e banali… non certo come Chanel!)
comunque, aggiungerei fra i nomi della tradizione marxiana anche “Ninel” (non ti voglio privare del gusto di capire il riferimento!
Ninel-Lenin non lo avevo mai sentito! Comunque hai centrato in pieno il contenuto del mio pensiero. Aggiungo: anche la banalità a cui ti riferisci può essere un’influenza atavica che agisce sulla nostra formazione, no?
mah, sì potrebbe esserlo.
però riconoscere la banalità come una caratteristica mi sembra una contraddizione in termini (essendo la banalità una condizione preponderante, non potrebbe essere qualificante….). certo, potrebbe d’altro lato essere indicativo di una carenza di stimoli intellettuali e quindi, retrocedendo, di una biografia familiare con pochi mezzi culturali ed economici.
tutto è possibile, ma restiamo nel campo delle ipotesi difficilmente verificabili
[...] tutta una serie di elementi ambientali pre-esistenti alla nostra nascita (un pò il tema di questo post di allegriadinubifragi). Potrei aggiungere che anche questo è un effetto della modernità, come accennavo qui, ma questo [...]
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